Aldo Cesaraccio
Motivazione
Aldo Cesaraccio ha cominciato a fare il giornalista proprio quando, insieme con la società sarda, cominciava a trasformarsi anche il giornalismo, del cui rinnovamento fu anzi un protagonista. Egli, oltre che scrittore limpido ed efficace cronista attento e sensibile, osservatore acuto, stilisticamente ineccepibile, è stato – e continua ad essere – un esempio ed una scuola per ogni giornalista. Egli che ha una personalità così spiccata, che attraverso la sua rubrica “Al caffè” ed ai suoi pezzi ha sempre fatto «parte a sè», suscitando polemiche anche molto accese, ha sempre sollecitato ai suoi interlocutori ed a tutti i lettori del giornale la stessa libertà nel denunciare, nello stigmatizzare, nel graffiare talvolta. Uno dei mali endemici della Sardegna è quello di non farsi capire: se oggi la cappa di pregiudizi che da secoli pesa sulla nostra Isola si è almeno assottigliata, lo si deve anche all’opera di Aldo Cesaraccio. Non soltanto nei suoi scritti, non soltanto nelle sue rubriche alla radio, ma anche nei contatti personali con giornalisti italiani e stranieri, Aldo Cesaraccio ha trasfuso tutto il suo amore per la Sardegna e per Sassari in particolare, rivelandone i lati che apparivano oscuri, spiegandone le contraddizioni, penetrando – con sicurezza e con una solidissima ed aggiornata cultura – nei significati più riposti di questa nostra antica civiltà sarda. […] Il Rotary Club di Sassari nell’assegnare il “Parajo d’oro” – IV Premio ing. Francesco Sisini – ad Aldo Cesaraccio, ha voluto sottolineare, nello spirito delle sue finalità istituzionali, un esempio di servizio reso alla collettività attraverso una intensa e valida attività di stimolatore e suscitatore di energie, di garbato ma intransigente censore di debolezze e di difetti nell’interesse della comunità, frutto di una professione esercitata con coscienza, passione e amore per la Sardegna e per la nostra Sassari.
Profilo
Aldo Cesaraccio (1913-1991) è stato un apprezzato giornalista sassarese, noto per la sua lunga carriera presso il quotidiano "La Nuova Sardegna". Dopo la ripresa delle pubblicazioni del giornale nel 1947, in seguito alla chiusura durante il periodo fascista, Cesaraccio assunse il ruolo di caporedattore, guidando la redazione per vent'anni fino al 1967. Successivamente, dal 1971 al 1974, ricoprì la carica di direttore. Durante la sua direzione, fu celebre per la rubrica quotidiana "Al caffè", firmata con lo pseudonimo "Frumentario", che offriva commenti arguti e talvolta ironici sulla vita locale e regionale, diventando un appuntamento fisso per i lettori fino al 3 novembre 1991, pochi giorni prima della sua scomparsa.
Durante la sua direzione, "La Nuova Sardegna" si distinse per un giornalismo indipendente e critico, spesso in contrasto con altre testate locali. La dedizione di Cesaraccio al giornalismo e il suo impegno per una stampa libera e indipendente hanno lasciato un'impronta significativa nel panorama mediatico sardo, contribuendo a plasmare l'identità e la reputazione de "La Nuova Sardegna" come voce autorevole dell'isola. Al riguardo, metteva in evidenza il Rotary club di Sassari nelle motivazioni di assegnazioni del Parajo d’oro: «Con immensa dedizione, spesso con sacrificio personale, Aldo Cesaraccio è stato per tutta la Sardegna - e per la sua Sassari in particolare – un ricercatore di verità: una verità che non può essere assoluta, è anzi soggettiva, ma è proprio la onesta denuncia di questa soggettività che ne fa un mezzo valido per conoscere e far conoscere, nel contesto della dialettica sociale, se stessi e la comunità». Il 23 marzo del 1971, pochi giorni dopo l’assegnazione del Parajo d’oro, Giorgio Sisini così scriveva a Cesaraccio esprimendogli le sue congratulazioni per l’avvenuta consegna del premio: «Apprendo che il Rotary club le ha assegnato il premio dedicato al ricordo di mio padre per le sue alte benemerenze nella lunga e fervida appassionata attività a favore della Sardegna e in particolare di Sassari esprimole mie più sincere felicitazioni».
Aldo Cesaraccio è stato dunque una figura di spicco nel panorama culturale e giornalistico della Sardegna del Novecento. Giornalista, scrittore e intellettuale, ha lasciato un’impronta significativa nella vita pubblica dell’isola, contribuendo alla riflessione storica e politica attraverso i suoi scritti e il suo impegno professionale.