Sergio Siglienti

Sergio Siglienti

Motivazione

Nella descrizione necessariamente schematica della vicenda umana e professionale del dott. Siglienti si possono leggere in filigrana le sue caratteristiche principali: impegno costante che lo porta a salire progressivamente fino al vertice tutti i gradini della scala gerarchica nell’ambito della Banca Commerciale Italiana; sensibilità alle problematiche internazionali nelle vaste esperienze presso il Fondo Monetario e la BIRS; acutezza di ingegno e spirito speculativo nella sovrintendenza di uno dei più prestigiosi uffici studi del Paese; sviluppato senso pratico-operativo che si esplica nell’ambito della Direzione Centrale sia in settori specifici che in quello riguardante le strutture territoriali. Sono le caratteristiche tipiche degli uomini migliori di questa città; sono il portato di una cultura che egli ha assorbito nella sua Sassari e, successivamente, fuori di essa, nell’ambito della sua famiglia, profondamente sassarese; la sua vicenda professionale appare, inoltre, come la proiezione su scala nazionale ed internazionale di un’antica tradizione sassarese […]. La Commissione, sicura di interpretare il pensiero dell'intera cittadinanza sassarese, ha ritenuto di assegnare il significativo premio al dott. Siglienti, come a colui che, ai più alti livelli, ha interpretato le più autentiche vocazioni di questa città.

Profilo

Nato a Sassari il 19 maggio 1926, figlio di Stefano Siglienti, ministro delle Finanze nel secondo governo Bonomi, e di Ines Berlinguer, zia di Enrico e Giovanni Berlinguer, proveniva da una famiglia profondamente radicata nella storia e nella politica dell’isola.
Dopo aver frequentato il Liceo Azuni di Sassari, si trasferì a Roma per gli studi in Giurisprudenza, laureandosi alla Sapienza nel 1948.
Intraprese una brillante carriera nel settore bancario. Assunto nel 1951 presso la sede di Milano della Banca Commerciale Italiana, ottenne nel 1953 la nomina a procuratore presso la succursale di Vicenza. Dopo un periodo trascorso a Londra presso la Midland Bank, fu destinato alla sede di Firenze, dove nel 1957 assunse la carica di vice direttore. Distaccato presso il Servizio Finanziario della Commissione Europea Carbone e Acciaio (C.E.C.A.) a Lussemburgo, raggiunse successivamente Washington per assumere l’incarico di Executive presso la Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BIRS), incarichi che ricoprì fino al novembre 1967.
Rientrato in Italia presso la Direzione Centrale della Comit, fu nominato Condirettore nel 1969 e Direttore nel 1976. Si occupò, nell’ordine, dei Servizi: Credito Italia, Segreteria Generale, Filiali Italiane ed Estero, sovraintendendo dal 1974 al 1985 all’Ufficio Studi. Nel 1987 fu nominato Amministratore Delegato e nel 1990 Presidente, carica che ricoprì fino all’aprile 1994.
Nel novembre 1994, fu chiamato alla Presidenza dell’INA e, nello stesso mese, nominato Presidente dell’Assitalia; fece parte anche del Consiglio di Amministrazione dell’Istituto San Paolo di Torino.
Nonostante il suo impegno ai vertici della finanza italiana, Siglienti non dimenticò mai le sue radici sarde. Nel 1991, la città di Sassari gli conferì il Candeliere d'Oro Speciale, il massimo riconoscimento cittadino, per il contributo dato allo sviluppo economico e finanziario del Paese, mantenendo sempre un'attenzione particolare per la Sardegna.
Critico verso le modalità di privatizzazione della Comit, espresse il suo pensiero nel libro Una privatizzazione molto privata. Nel corso della sua carriera presiedette anche l’Istituto Italiano per gli Studi Storici di Napoli.