Giovanni Pittalis
Motivazione
La sua opera ha avuto effetti che travalicano i pur nobili confini dell’istruzione, inserendosi in quel contesto di virtù e di esempio che costituiscono il “civismo” nel più completo significato del termine. Dotato di tutte quelle qualità originarie che caratterizzano la personalità tipica del sardo - era nato a Bitti - divenne sassarese d’elezione, né mai più si mosse dalla nostra città, di cui assorbì con duttile intelligenza gli umori singolarmente estrosi e intellettualmente evoluti che rappresentano un po’ lo “stemma” di Sassari. Ma c’è di più: a tali umori egli diede il concorso spesso determinante della formazione di una classe intellettuale di sicuro pregio, dotata di tutti gli strumenti indispensabili per assurgere al livello di una moderna ed efficiente classe dirigente.
Profilo
Quella di Giovanni Pittalis, nato a Bitti nel 1890 e scomparso a Sassari nel 1968, è stata una figura di spicco nel panorama culturale ed educativo della Sardegna. Laureatosi in Lettere Classiche, dedicò tutta la sua esistenza alla scuola, insegnando lingua e letteratura latina e greca per oltre trent’anni al Liceo Azuni di Sassari, dove lasciò un'impronta indelebile nella formazione di generazioni di studenti.
Docente esigente ma profondamente umano, seppe coniugare il rigore della didattica con una straordinaria capacità di trasmettere entusiasmo e passione per il sapere. Soleva affermare che «dalle sue aule si esce uomini», convinto che l'educazione non dovesse limitarsi all'erudizione, ma formare coscienze libere e critiche, capaci di guidare con competenza e senso etico la società. Il suo insegnamento non si esauriva, dunque, nella mera trasmissione di nozioni, ma si proponeva come vera e propria educazione alla vita.
Pittalis rappresentò un raro esempio di docente che, con la saggezza e la coerenza dell'esempio personale, seppe incarnare gli ideali più alti del magistero. La sua opera si contraddistinse per il continuo richiamo all'attualità del mondo classico, interpretato come fonte inesauribile di valori, strumenti di riflessione e modelli civili per il presente. Il latino e il greco, nelle sue lezioni, diventavano chiavi per comprendere l'uomo, la società e le sue contraddizioni, strumenti per coltivare una cultura della responsabilità.
La prematura e improvvisa scomparsa del professore destò profonda commozione nella comunità sassarese e nel mondo della scuola, come non mancò di sottolineare il quotidiano locale La Nuova Sardegna. Il giornale, nel suo numero del 17 marzo 1968, a proposito dell’assegnazione del Parajo d’Oro, scriveva che «bene ha fatto la Commissione a ritenere valida la proposta pervenuta al Rotary il 3 febbraio, molti giorni prima, cioè, che la nobile esistenza del prof. Pittalis improvvisamente si spezzasse. Non si trattava, quindi, di un’assegnazione “alla memoria”, ma del giusto riconoscimento dell’opera di un docente che fino agli ultimi giorni della sua esistenza è stato veramente, con la sapienza e con l’esempio, insegnante e maestro di vita».
Oggi il ricordo di Giovanni Pittalis è custodito non solo nell’intitolazione del Museo della Civiltà Contadina e Pastorale di Bitti e in una via della città di Sassari, ma soprattutto nell’eredità intellettuale e morale che ha lasciato ai suoi studenti e alla comunità, quale modello luminoso di educatore e di cittadino.