Luigi Piras
Motivazione
Fedele all’eredità spirituale di Pietro Canalis, Luigi Piras ha sempre improntato la sua feconda attività all’illuminato concetto del Rubner, che ebbe a definire l’Igiene «una disciplina nella quale teoria e pratica non possono essere separate e che raggiunge il suo scopo soltanto in ciò che essa presenta di utilizzabile nella vita». Queste parole efficacemente sintetizzano i principi che ne hanno guidato l’opera di insegnante e di ricercatore, alla quale egli ha dedicato ogni sua energia e grazie alla quale i numerosi, non immemori, allievi possono oggi dire al loro Maestro che custodiranno gelosamente il seme prezioso del suo esempio. Un esempio che trascende i limiti della fatica squisitamente scientifica – che pure ha molteplici, complessi rapporti con la vita d’ogni giorno – per investire il campo più vasto della formazione spirituale ed umana dei discepoli.
Profilo
Luigi Piras è stato una delle figure più rilevanti dell’igiene e della medicina preventiva in Italia nel corso del Novecento. Formatosi nella scuola genovese di Igiene sotto la guida dell’illustre Pietro Canalis, ne raccolse l’eredità scientifica e morale, orientando la propria attività accademica verso una visione dell’igiene come disciplina strettamente connessa alla vita quotidiana, secondo i principi del fisiologo tedesco Rubner.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, mentre era professore di Igiene all’Università di Genova, fu costretto dagli eventi bellici a rientrare in Sardegna, dove collaborò con l’Università di Sassari, contribuendo in maniera decisiva alla ripresa delle attività didattiche e scientifiche in condizioni di grande difficoltà. Il suo impegno in quegli anni rappresentò un punto di riferimento per studenti e colleghi, mantenendo vivo il legame tra scienza e servizio pubblico.
Nel dopoguerra, Piras divenne una figura di riferimento a livello nazionale: fu Presidente della Società Italiana di Igiene (S.It.I.) dal 1946 al 1951, guidando il rinnovamento del settore sanitario italiano e promuovendo la cultura della prevenzione e dell’educazione sanitaria. Fu insignito della Medaglia d’oro della scuola, della cultura e della sanità pubblica, massimo riconoscimento istituzionale per i suoi meriti scientifici e civili.
Nel 1969 ricevette il prestigioso Premio “Parajo d’oro”, che lo celebrò non solo come ricercatore, ma anche come maestro capace di formare intere generazioni di medici e igienisti. Le cronache del tempo, in particolare “La Nuova Sardegna”, sottolinearono come la sua opera avesse avuto un impatto profondo sia sul piano scientifico che umano, incarnando l’ideale del docente che educa alla responsabilità e al servizio della collettività.
La sua carriera rimane un esempio luminoso di dedizione accademica e civica, ispirata alla sintesi tra rigore scientifico e valore umano.